Pubblicità e stereotipi

Dagli anni 80 la pubblicità è cambiata, in televisione sono comparse pubblicità che avrebbero suscitato imbarazzo solamente pochi anni prima. La televisione come impresa commerciale indirizza molta programmazione ai bambini, veri consumatori di cartoni animati, telefilm, film e tanta pubblicità.

Secondo Patricia M. Greenfield, la televisione ha il grosso poter di riuscire a “cambiare gli atteggiamenti sociali, dei bambini e le loro convinzioni.” “Uno dei motivi per cui i bambini sono così vulnerabili ai messaggi della televisione risiede nel fatto che essi ritengono reale ciò che vedono alla TV. Abituiamo così i bambini a stereotipi sessuali, e li bombardiamo con scene di sesso fin dall’infanzia contribuendo così ad abbassare la soglia d’età in cui è « giusto » avvicinarsi a tale fenomeno.

“Da un analisi dei contenuti dei programmi televisivi condotta negli stati uniti, è emerso che in genere i bambini che guardano molto la televisione hanno già a tre anni concezioni dei ruoli sessuali più stereotipate rispetto a quelli che la guardano di meno ed inoltre  il suo potere è talmente elevato da riuscire non solo a modificare vecchi stereotipi ma addirittura a crearne di nuovi” può essere un esempio di tutto ciò come gli atteggiamenti dei rapper americani e la loro bramosia di ricchezza e la conseguente esibizione della stessa nei loro video si siano per cosi dire diffusi anche in tutta Europa, attraverso i canali televisivi musicali, arrivando persino nei quartieri poveri della repubblica Ceca dove i rapper locali tendono a emularla.

 


Patricia M. Greenfeeld, Mente e Media. Gli effetti della televisione dei computer e dei videogiochi sui bambini, trad. it., di Maria Cristina Carbone, Roma, Armando Editore, 1985