Pareri a contrasto sull’efficacia dei messaggi subliminali

Non tutti sono concordi sull’efficacia dei messaggi subliminali. Ecco la mia esperienza in merito.

Il concetto di stimolo subliminale come qualcosa che se percepito ci può portare a un cambiamento di comportamento o all’assunzione di un determinato atteggiamento è visto con diffidenza da ricercatori e docenti del mondo scientifico.

Intervistando diversi docenti e ricercatori dell’Università di Psicologia di Padova è emersa l’opinione diffusa che la massa della popolazione creda facilmente al fenomeno più di quanto non lo faccia uno studioso.

Un docente che si occupa di psicologia della percezione, in particolare percezione dei colori e trasparenza, ormoni e comportamento, mi ha confidato che il fenomeno del subliminale per quanto interessante, non merita molta attenzione a causa della poca costanza con cui i ricercatori lo studiano.

È infatti vero che l’interesse degli studiosi al fenomeno della pubblicità sublimale fa la sua comparsa attorno agli inizi degli anni Sessanta per poi affievolirsi e riaccendersi diverse volte nel corso degli anni.

Per il suo particolare campo d’indagine si è ritenuto il docente in questione in grado di rispondere alla seguente domanda: “Dando per scontato la possibilità di creazione di un messaggio con la presenza di stimoli subliminali, qualunque sia la tecnica di immissione, è possibile la percezione come fenomeno meccanico da parte dell’occhio?

Se la risposta è affermativa, è possibile che uno stimolo del genere agisca sul comportamento modificandolo?”

La risposta è stata in parte asseverativa, confermandomi che esiste senza dubbio un fenomeno che non raggiunge il livello della coscienza, ma ha la possibilità di modificare atteggiamenti motori.

Secondo Renato Cocchi, neuropsichiatria di Roma, il cervello umano è in grado di decifrare parole rovesciate, tale fenomeno denominato “engramma a specchio” viene di norma soppresso ma in seguito a particolari patologie cerebrali può manifestarsi in forma avanzata come nel caso descritto da Paolo Baroni di un ragazzo che al risveglio dall’anestesia, dopo un intervento al cervello, si accorse di parlare al contrario.