Manipolazione mentale e l’evidenza del condizionamento subliminale

Un articolo apparso su Le Scienze sembrerebbe di opinione contraria l’occhiello dice: “la percezione non cosciente modifica il nostro comportamento, ma le manipolazioni mentali per fini commerciali o elettorali sono impossibili.”

L’articolo cerca di far luce sull’avvenimento scoppiato in America durante l’ultima campagna elettorale tra Bush e Al Gore già descritto, inoltre riporta diversi esperimenti che dimostrano senza ambiguità l’esistenza della percezione subliminale.

Lawrence Weiskrantz, dell’Università di Oxford, nel 1997 ha studiato alcuni soggetti che in seguito ad a un ictus, erano diventati incapaci di vedere (coscientemente) in una certa zona del loro campo visivo. Tuttavia, essi reagivano a stimoli luminosi che apparivano anche nella parte cieca del campo. Ai soggetti era chiesto di indicare dove si trovava lo stimolo luminoso, che appariva davanti a loro in un punto qualsiasi. In effetti, ogni volta che il punto si accendeva, essi lo indicavano, indipendentemente da dove faceva la sua comparsa.

Per determinare la natura delle informazioni attivate da uno stimolo subliminale, si usa un metodo indiretto fondato sulla dissociazione: si studia l’effetto di un’immagine subliminale sul tempo di riconoscimento di un oggetto presentato subito dopo di essa ovvero proiettando due parole di cui la prima in modo subliminale (che prende il nome di innesco) si osserva quanto tempo i soggetti impiegano per riconoscere la parola bersaglio ad esempio quadro.
Ciò si paragona al tempo impiegato per riconoscere la parola bersaglio se l’innesco è stato differente es. quaderno come innesco e auto come bersaglio. Esistono effetti d’innesco per proprietà ortografiche, come asino-asola, fonologiche, cono-Como, e anche morfologiche, murale-muretto. Si ottengono effetti di innesco anche quando lo stimolo subliminale è una parola e il bersaglio da riconoscere un disegno.

Nel 1995 Philip Merikle e i colleghi dell’Università di Waterloo hanno proposto un metodo indiretto simile. I soggetti in questo caso avevano l’obbligo di nominare una parola diversa da quella d’innesco. Viene mostrata una parola innesco e di seguito alcune lettere o sillabe “inganno” che richiamano cioè la parola innesco. Se quindi abbiamo « casa » come parola innesco successivamente possono essere fornite sequenze come «c-»  «ca-» affinché il soggetto formi parole tipo cane, calce ecc.

Lo studio dimostra che se la parola innesco è esposta per tempi approssimativi di 200 millisecondi i soggetti danno solo risposte esatte mentre per tempi tra i 43 e i 57 millisecondi (valore che corrisponde a circa un frame cinematografico) i soggetti tendono a completare il frammento con la parola innesco.

Ciò significa che lo stimolo subliminale tende a influenzare la scelta del soggetto.”La spiegazione è che questa parola non è percepita coscientemente, perciò i soggetti non possono cancellarla dall’elenco di parole possibili. Per di più, essa serve da innesco, sicché i soggetti trasgrediscono ancora di più la consegna. Questi soggetti sbagliano più di altri a cui si domanda di completare il frammento «ca-» senza che sia stato inizialmente presentato l’innesco subliminale «casa».

“I tempi di percezione variano da soggetto a soggetto proprio come affermava Lucia Sutil, per provare ciò è stato utilizzato un esperimento condotto nel 1983 da Tony Marcel, dell’Università di Cambridge, che ha permesso di ottenere un effetto d’innesco semantico non cosciente ha chiesto ai soggetti di riconoscere la presenza o l’assenza dell’innesco, al fine di trovarne  il punto di soglia per la quale essi non riuscivano a decidere la presenza o l’assenza dello stesso. Ha scelto poi per valori di soglia che permisero di far rispondere i soggetti un po’ meglio ché a caso (60 per cento di risposte corrette, anziché 50 per cento).

Il risultato, varia dal soggetto da una gamma di 20 ai 110 ms. L’esperimento è servito anche per dimostrare che il tempo di presentazione è inferiore per coppie di parole associate semanticamente, «pane-BURRO» rispetto a coppie di parole distinte «libro-BURRO».
Ciò dimostra come sia impossibile che uno stimolo subliminale condizioni un comportamento a lungo termine, proprio perché lo stimolo agisce entro e non oltre i 110 ms valore di tempo non sufficiente per attuare una decisione di compera o di elezione, ed il soggetto “dovrebbe precipitarsi in meno di 150 millisecondi davanti agli scaffali del supermercato o in una cabina elettorale”.


L’articolo non è disponibile nella versione online del sito de Le Scienze

Dolores Lucia Sutil Martin, Mensajes subliminales en la publicidad, Madrid, Editorial de la Universidad Complutense de Madrid, 1992