Conclusioni

dl 17/05/1996 n. 00000266

ELEZIONI
POSTE E TELECOMUNICAZIONI
EDITORIA E GIORNALI

Art. 3. Pubblicità elettorale.

1. Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino a tutto il trentunesimo giorno precedente la data delle elezioni, è consentita soltanto la pubblicità elettorale che contenga l’esposizione di elementi oggettivi attinenti alla denominazione del soggetto politico, al contrassegno del soggetto politico ed all’appartenenza del soggetto politico ad una determinata forza politica.

2. Sono sempre vietate la propaganda e la pubblicità politiche ed elettorali contenenti prospettazioni informative false, scene o slogan denigratori o che usino tecniche di suggestione dirette a promuovere un’immagine negativa dei competitori o lesiva dei diritti della persona.

3. Dalla data di convocazione dei comizi elettorali è vietata la pubblicità elettorale nella concessionaria pubblica.

4. Le inserzioni e gli spot di pubblicità elettorale sono pubblicati o trasmessi in modo distinto rispetto agli altri messaggi pubblicitari, recando l’apposita scritta “pubblicità elettorale”.

 

dm 13/07/1995 n. 00000385

POSTE E TELECOMUNICAZIONI

Decreto Ministeriale 13 luglio 1995, n. 385 (in Gazz. Uff., 18 settembre, n. 218).
Regolamento recante norme sulle modalità di espletamento dei servizi audiotex e videotex.

Art. 3. Ingannevolezza.

1. I servizi audiotex e videotex non devono avere per oggetto la fornitura di informazioni o prestazioni errate, inesistenti o non rispondenti alla realtà e non devono indurre in errore l’utente a causa di omissioni, ambiguità o esagerazioni non immediatamente e palesemente riconoscibili come tali.

Per le informazioni o prestazioni relative a dati, fatti o circostanze suscettibili di subire variazioni nel corso del tempo, ed in particolare nel corso di ventiquattro ore, i servizi audiotex e videotex devono contenere anche l’indicazione della data e dell’ora a cui risale l’aggiornamento delle informazioni o prestazioni fornite. È escluso da questo obbligo di aggiornamento l’eventuale indice delle informazioni o prestazioni presenti sul servizio videotex.

2. I servizi audiotex e videotex non devono essere di tipo tale da indurre in errore circa il contenuto ed il costo delle informazioni o prestazioni offerte. I servizi, in relazione alla unicità o molteplicità delle informazioni o delle prestazioni fornite e alla semplicità o complessità dei messaggi relativi, non devono essere irragionevolmente prolungati o contenere pause che ne amplino artificiosamente la durata o le modalità di accesso e consultazione. I servizi che offrono all’utente la possibilità di ricevere premi o altri vantaggi, non devono essere strutturati in modo da far corrispondere la probabilità di ottenere il premio o il vantaggio o l’ammontare del valore di questi, in tutto o in parte, alla durata della chiamata telefonica.

3. I servizi audiotex e videotex non devono contenere messaggi subliminali.

Massimo Nicolino conclude dicendo: “Il primo rilievo che si deve porre è la mancanza di omogeneità terminologica. Il termine suggestivo ed il termine subliminale, anche se vengono utilizzati con disinvoltura tanto da arrivare a parlare di suggestioni subliminali, hanno in psicologia due significati molto diversi.

Il comma 2 dell’art. 3 della legge 96 n. 266 intende proibire un tipo di impiego di tecniche suggestive volto alla esclusiva denigrazione dell’avversario. Ritenendo non soltanto lecita, ma indispensabile per lo sviluppo della democrazia la possibilità di influenzare il proprio territorio elettorale con argomentazioni di programma o ideologiche, la legge così come è congegnata pone quest’arma tra quelle utilizzabili.

Quello che è interessante, è osservare che qui è proibita una serie di comportamenti che contenutisticamente non sono dissimili dal normale confronto politico (denigrare l’avversario), ma che metodologicamente si attuano mediante “tecniche di suggestione” e si riconoscono come “dirette a promuovere un’immagine negativa dei competitori, lesiva dei diritti della persona”.

Il pleonasmo giuridico è evidente. Come si potrebbe ipotizzare un attacco politico nei confronti di qualcuno e contemporaneamente ledere i suoi diritti soggettivi? Indubbiamente la ratio del comma è l’uso di tecniche di suggestione, ovvero l’uso di tecniche che sfuggono alla consuetudine comunicativa e si caratterizzano per la loro atipicità percettiva. Va da sè che le consuete forme di espressione, quelle percepibili e valutabili senza particolari problemi, sono già sufficientemente regolamentate. Allora non resta che applicare la legge su un campo che non ha gli stessi mezzi espressivi: le tecniche subliminali.

Ma anche qui si denotano le stesse mancanze ereditate dalla legge dlt 74/92, ovvero mancanza di specificità, di controllo, di sanzione e quant’altro, ovvero il peccato originale che possiamo far risalire alla direttiva europea. Di contro la normativa dm 385/95 utilizza consapevolmente il termine subliminale nell’articolo 3, comma 3. L’articolo tratta del problema dell’ingannevolezza e la presenza della specifica proibizione antisubliminale proprio sotto questa titolazione. Qui si evidenzia il paradosso più macroscopico, tra le intenzioni del legislatore e la matrice del comportamento che egli attua.

Se nella legge Maccanico, madre di tutte le leggine, si riserva questo particolare tipo di proibizione esclusivamente alle comunicazioni commerciali, non ha senso estendere tale divieto ad ogni comunicazione trasmissibile via audiotext e videotext, ove la tendenza è sì quella di accorpare degli operatori economici per l’offerta di servizi di diversa natura (in altre parola un canale di comunicazione tipicamente commerciale come può essere Mediavideo), ma che non si esime dall’offrire servizi anche a titolo gratuito (vedi ad esempio Televideo Rai). O si proibisce la diffusione di emissioni subliminali di fatto o si restringe esplicitamente tale moratoria alla comunicazione commerciale.

Fare dei distinguo in base al mezzo utilizzato risulta essere quantomeno incongruo, oltre che illegale. In ultima analisi, ripetendo che una serie di input possono essere dati ma lo sviluppo del discorso occhieggia da dietro le quinte, la panoramica sulle nostre leggi a tutela dai messaggi subliminali fa emergere il nodo in tutta la sua inestricabilità: o si taglia il tutto ovvero si proibisce, si descrive e si sanziona nei dettagli il messaggio subliminale (con un diverso aggancio costituzionale), o si sceglie di permetterne la diffusione, riconoscendo a questo attributo o mezzo di comunicazione la pari dignità con tutte le altre forme (il dialetto, la comunicazione radiotelevisiva, testuale ed ipertestuale, e quant’altro). Purtroppo non essendoci sensibilità sul problema, chi fa ed emette messaggi subliminali, allo stato attuale, non potrà mai essere condannato per quello che lo stesso Stato non ha ben capito che reato è”.